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Francesco d'Assisi in una delle sue visite ai confratelli di Colle Vettiano in Carsoli, si recò al Santuario della Madonna dei Bisognosi, passando per Pereto, e sicuramente ammirò le nostre povere contrade. Povere e selvagge, ma già elette a luogo mistico dai primi fraticelli sulla vetta del monte Serrasecca e in una miriade di altri eremi, conventi, monasteri.
39 anni fa la poesia e la suggestione del Presepe ha mosso la sensibilità creativa di un sacerdote di Pereto, don Enrico Penna (nato a Pereto il giorno 8 settembre 1914 - morto il 21 luglio 2003 in Firenze), e di giovani altrettanto sensibili e coraggiosi. Siamo nel Natale 1970, nasce la prima idea del nostro Presepe Vivente. La rappresentazione della Natività è spontanea e ingenua, ma già contiene tutte quelle potenzialità scenografiche e narrative che saranno sviluppate successivamente dallo stesso Don Enrico e dai continuatori.
Già dalla mattina del 26 dicembre il paese è trasformato in presepe. Numerosi figuranti girano per i vicoli e le piazze, un drappello di soldati romani a cavallo danno lettura dell'editto imperiale invitando al censimento le genti di tutte le contrade, anche le più remote.
Alla complessa macchina organizzativa presta la sua fattiva opera la Pro-Loco di Pereto, con la collaborazione dell'Amministrazione comunale, sotto il patrocinio dell'E.P.T., della Provincia e della Regione Abruzzo, ma non sono trascurabili l'apporto di idee e la collaborazione materiale degli Amici del Presepe, delle associazioni culturali e non, dei volontari, di tutta la popolazione di Pereto. In seguito i due pellegrini attraversano il centro abitato e i vicoli caratteristici del borgo alla ricerca di un alloggio. Sono rifiutati da tutti e in qualche caso dileggiati e scacciati. Il tramonto coglie i due personaggi nella più completa solitudine, tra il disinteresse di tutti e nel caos di una cittadina innaturalmente piena di forestieri. Quando arriva l’oscurità Giuseppe e Maria trovano alloggio in una stalla per bestiame fuori del paese.
A questo punto il tempo si ferma, la lettura dei testi sacri più significativi sulla Natività ci riporta indietro di secoli, fino a quando le ispirate parole dell'Evangelista Giovanni ci fanno capire che l'evento è ormai vicino. La capanna si illumina e nella mangiatoia è deposto il Bambino. Dai monti, dai pascoli i pastori accorrono numerosi al suono delle cornamuse. Da lontano arrivano i Re Magi per l'adorazione. La rappresentazione è sempre seguita con interesse da numerosi spettatori che sfidano il rigore dei freddi che si accompagnano ad un pomeriggio invernale il 26 dicembre sulle nostre montagne. Per tutti questi anni, senza interruzione, intere generazioni di figuranti si sono avvicendate, fino a quando tutto il paese non ha fatto propria quella che fu una, originale e ardita “invenzione” di Don Enrico, che rimane sempre vivo nel ricordo dei peretani. |
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